Siamo su HHST, quindi lo sapete: qui il pop non entra. Soltero però ha forzato la porta. Non perché sia una pietra miliare della musica – spoiler: non lo è – ma perché ha intercettato un sentimento che la musica “impegnata” si è persa per strada. È un’eccezione necessaria.
Soltero di Leonardo De Andreis è un brano uscito un anno fa che, per logica discografica, dovrebbe essere già in archivio. E invece no. TikTok lo ha riesumato, lo ha masticato e lo ha sputato fuori come il nuovo inno nazionale della Gen Z. Perché? Perché evidentemente là fuori siamo tutti stanchi delle recite. Abbiamo recuperato l’analisi del brano per capire perché, nel 2026, questo pezzo suona più attuale di quando è uscito.
SOLTERO NON È SOLITUDINE: È SOPRAVVIVENZA
In un mondo dove l’amore è diventato un post, “Soltero” suona come uno schiaffo di verità. Niente cuori rossi, niente frasi copia-incolla. Solo realtà nuda.
La canzone parte da una ferita vera: innamorarsi forte, credere troppo, e poi sbattere contro una delusione che ti cambia il modo di vedere tutto.
Qui il messaggio è chiaro: non tutte le relazioni salvano, alcune ti svuotano. Niente favole, solo fatti.
Leonardo De Andreis lo dice senza girarci intorno: la favoletta dell’amore eterno non regge più. Troppe parole, zero sostanza. Promesse che suonano bene ma non durano neanche una stagione. E allora la scelta diventa inevitabile: restare Soltero.
Non per moda.
Non per ego.
Ma per lucidità.
“Soltero” è il rifiuto delle relazioni-gabbia, di quelle che ti chiedono di essere qualcun altro pur di restare. È la voce di chi ha capito che meglio stare da soli che male accompagnati.
Asociale? No, selettivo
Nel testo c’è tutta la Gen Z che non ha più voglia di fingere. Amicizie finte, sorrisi strategici, gente che dice “mi manchi” solo quando serve qualcosa. Basta.
Qui non si odia il mondo, lo si guarda con attenzione.
Essere Soltero significa: proteggere la testa, difendere il cuore, non svendersi per un po’ di attenzione. È autodifesa emotiva, non isolamento.
Essere soli non è una sconfitta
La storia lo dimostra: alcuni dei più grandi di sempre camminavano da soli.
Beethoven trasformava l’isolamento in musica immortale, Kafka ha fatto della solitudine una lente per capire l’animo umano, Tesla ha rinunciato all’amore per non rinunciare alla sua visione. Nel rap, Tupac parlava di amore, sì, ma sempre ferito, sempre complicato, mai semplice del resto prima di morire ammazzato disse “Fuck You”.
Tutti diversi, ma con una cosa in comune: la solitudine non li ha spenti, li ha resi più veri.
Soltero è una dichiarazione
In un’epoca che ti spinge a essere sempre “con qualcuno”, Soltero è una presa di posizione. È dire: non mi serve una relazione per sentirmi completo. È scegliere di guardare avanti, senza recite, senza moine, senza promesse a tempo determinato. Perché a volte stare soli non è perdersi. È ritrovarsi.

CHI È L’ARTISTA
Leonardo De Andreis, classe 2000, arriva da Pomezia (RM) e non è nuovo ai riflettori: nel 2018 ha conquistato il terzo posto a Sanremo Young, facendosi notare per una vocalità potente ispirata al suo idolo di sempre, Michael Jackson. Convive da sempre con una disabilità motoria che ha trasformato in benzina per la sua determinazione artistica. Soltero, uscito originariamente in sordina, è diventato un caso nazionale a inizio 2026: spinto da TikTok e dal supporto di big come Alfa e Tedua, il brano si è trasformato nell’inno di una generazione che preferisce la solitudine alle relazioni “tossiche”.

