sabato, Agosto 30, 2025

Geolier aggiunge il terzo Stadio Maradona a Napoli e da una lezione al MusicBiz

Share

Prima di parlare di Geolier, mettiamo in chiaro una cosa, una volta per tutte. Parliamo di questa “bomba” che sarebbe scoppiata nel musicbiz, questa farsa dei finti sold out. Bomba? Ragazzi, questa è una perdita di gas che sentivamo da anni, e solo ora qualcuno si è degnato di accendere un fiammifero. Quindi, scolpiamolo nella pietra una volta per tutte: NON C’È NESSUNA VERGOGNA A NON FARE SOLD OUT. Anzi. C’è un onore quasi perduto nel conoscere la propria taglia, nel riempire un club fino all’ultima goccia di sudore, nel conquistare un palazzetto e chiamarlo col suo vero nome: un trionfo. L’Italia respira grazie a un esercito di artisti con fanbase d’acciaio che trasformano serate in locali da 500, 1000, 3000, 5000 anime in riti collettivi. Quella è la spina dorsale della musica dal vivo. Quella è la sacrosanta verità.

La malattia, il vero fallimento, è un altro. È la pretesa. È fare finta di essere ciò che non si è. È l’inganno dei biglietti regalati per non mostrare i vuoti, delle chat dell’ultimo minuto con svendite a 10 euro, dei comunicati stampa trionfali su “sold out” che sono solo fumo negli occhi. È una scorciatoia che svilisce la musica e prende in giro i fan.

Perché la verità è semplice: non tutti sono Vasco Rossi. Non tutti sono Cesare Cremonini o Ultimo. Non tutti sono nati per prendersi gli stadi. E va benissimo così.

E poi, c’è Geolier.

In mezzo a un mercato che insegue disperatamente uno status, Geolier non insegue, è. Mentre tanti si affannano a costruire un’immagine da stadio, lui si trova costretto ad aggiungerne un terzo, il 28 giugno 2026, perché la sua gente lo pretende. Con un anno e mezzo di anticipo.

Il suo non è un successo costruito sull’aspirazione, ma sulla rappresentazione. È la dimostrazione vivente che si può arrivare a giocare nella lega dei giganti senza trucchi, senza scorciatoie. Lo fa con la forza di un legame viscerale, quasi politico, con la sua terra. Lo fa perché la sua domanda non è creata dal marketing, è un’onda di piena che parte dal basso.

Mentre l’industria si interroga su come salvare le apparenze, la gente di Napoli ha già emesso il suo verdetto, comprando biglietti su biglietti e rendendo questo evento non un concerto, ma un momento di aggregazione storico.

Questa terza data è il suono della realtà che sovrasta il rumore di fondo delle favole.

P.S. Certo, ora la vera sfida sarà vedere se la magia si ripeterà tale e quale il il 13 giugno a San Siro, il 19 all’Olimpico di Roma, o il 23 a Messina. La speranza, da amanti della musica, è che il regno si espanda senza bisogno di trucchetti. Ma su una cosa possiamo mettere la mano sul fuoco: a Napoli, dal 26 al 28 giugno 2026, di finto non ci sarà nemmeno il sudore. E questa, oggi, è già una vittoria.

Robert M. Generi
Robert M. Generi
Chiamami Rob! Sono metà statunitense, metà emiliano, cresciuto tra Seattle e Bologna. Appassionato di football (quello americano! :D), soprattutto tifo per i Seattle Seahawks. Amo la musica di ogni genere, ma il rap italiano mi ha rubato il cuore, spingendomi a scrivere per un magazine italiano. La lingua italiana mi fa impazzire, e cerco di mescolare le mie influenze tra le due culture nella mia scrittura. Stay tuned per scoprire di più sul mio viaggio!

Forse ti può interessare...

Qualche bel concerto...